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Lucio Battisti - Raropiu' n. 52 dicembre 2017
 

Chi era? Ce ne parlano (un po') quattro grandi della musica che hanno collaborato con lui

Intervista di Lucio Nocentini

LUCIO BATTISTI

In occasione dei cinquant'anni dal primo successo firmato Mogol-Lucio Battisti, ovvero 29 settembre, inciso dal complesso Equipe 84, la Sony Music ha realizzato un prestigioso cofanetto dal titolo Masters che comprende ben 60 canzoni del repertorio del musicista reatino, dal primo periodo Ricordi all'ultima produzione con l'autore di testi Pasquale Panella. Una delle tre versione del box racchiude anche otto vinili colorati.

Un Lucio Battisti mai ascoltato prima" recita lo slogan che ha accompagnato l'uscita del cofanetto Masters e accolto entusiasticamente da fan e cultori della buona musica, tanto da conquistare immediatamente il primo posto nella classifica degli album più venduti. Sarebbe rimasto molto contento Lucio, lui che è stato un vero e proprio cultore del suono, nel vedere le sue canzoni ripercorrere un arco di tempo che va da Balla Linda del '68, a Hegel, suo ultimo album. Per questo progetto sono stati recuperati dagli archivi in Germania, i nastri analogici originali, puliti e restaurati separando i tre strati del nastro e quindi digitalizzati con una conversione allo standard di alta definizione
24 bit / 192 hertz. Masters vuole essere il punto di partenza di una riedizione dell'intera produzione discografica di Battisti che procederà con la ripubblicazione di Una giornata uggiosa e La batteria, il contrabbasso, eccetera per poi proseguire con altre uscite trimestrali.
Alla presentazione del disco a Milano, sono intervenuti tra gli altri musicisti e tecnici che sono stati accanto a Lucio negli anni, come l'arrangiatore inglese Geoff Westley, Franz Di Cioccio della PFM, Alberto Radius della Formula 3 e il tecnico del suono Gaetano Ria per testimoniare e ricordare Battisti.

E' stato facile lavorare con Lucio Battisti?
(Gaetano Ria) La prima volta che ci trovammo in uno studio di registrazione per l'album Umanamente uomo: il sogno, lui disse: "Gaetano, io penso alla musica, tu pensa ai suoni". Non era mai affiancato da altri collaboratori, quando lavorava, ma era produttore di sé stesso. Esclusi poi i dischi che ha fatto con il maestro Geoff Westley quando ha deciso di trasferirsi a Londra.
(Geoff Westley) Per Battisti ho arrangiato Una donna per amico e Una giornata uggiosa. Quando è venuto da me non parlavo una parola di italiano e non sapevo niente della musica italiana. Così all'inizio non sapevo della sua importanza, della sua popolarità in Italia. Per me era produrre un italiano, un lavoro come un altro assegnatomi dalla casa discografica. Battisti poteva anche essere uno sconosciuto. Beh, lui non ha mai chiesto di suonare nei suoi pezzi: ha accettato i musicisti che io ho proposto ed è stato con me "a mani levate". Diversamente da come aveva lavorato prima.
(Alberto Radius) Certe volte si consigliava con Franz (Di Cioccio n.d.a.), provava tre o quattro accordi, poi decideva. Altre volte faceva da solo perché la musica la sentiva proprio, altre volte invece lasciava la libertà a noi di suonare. Sui "soli" per esempio, a me non ha mai detto niente. Difficilmente interveniva in maniera drastica dicendo che non gli piaceva.
(Franz Di Cioccio) Faccio un esempio: io suonavo la batteria nel punto in cui lui cantava "come la neve, non fa rumore". (Emozioni n.d.a.). Suonavamo tutti in presa diretta, allora io non potevo arrivare con un bum bum! Se tu batterista sei in sintonia con l'artista, ti adegui e lo assecondi; il pezzo che oltretutto pur avendo un testo da paura, non ha una struttura particolare, è venuto da solo. Noi dell'orchestra eravamo liberi di suonare e non c'era nessuno che dirigeva i tempi ma dovevamo stare attenti a quello che Lucio cantava e come lo cantava. Tutto a mano, come le tagliatelle emiliane! Sono passati tanti anni ma ascoltando questi brani rimasterizzati e puliti il gusto viene ancora pienamente restituito.
(Alberto Radius) Prima di Lucio i dischi si facevano con una chitarra, un basso e la batteria. Voce guida e ci si costruiva sopra. Poi a metà lavoro ci si accorgeva per esempio che la batteria non andava bene, allora si doveva ricominciare tutto da capo. Invece nel caso di Battisti tutto andava bene perché c'era sintonia tra noi musicisti. E se c\'era una stonatura, lui la lasciava e diceva: "fa sound".
Lui arrivava già con i testi fatti e finiti?
(Alberto Radius) Non c'erano i testi scritti. E lui a volte cantava in finto inglese. Sapeva tutto a memoria.
(Gaetano Ria) Devo dire che le sue canzoni erano piccole sceneggiature ...
(Geoff Westley) Con me i provini erano tutti in finto inglese. E' una abitudine italiana e non capisco perché non li fate in finto italiano! Per la melodia della lingua che è tutta diversa in italiano. Tutti gli artisti italiani con i quali ho collaborato hanno questa abitudine.
(Gaetano Ria) Perché in inglese il testo suona meglio, è più bello. Quando Lucio lavorava in finto inglese con Mogol, ogni tanto ci metteva una parola in italiano e lui pretendeva che quelle venissero lasciate o che comunque avessero quella sonorità. Una volta, a casa, non in studio, Mogol gli chiese perché fosse così ostinatamente fermo su certe parole e Lucio gli rispose: "Perché mi suonano bene". "E se non le trovo?" - obbiettò Mogol. "Usa i sinonimi del vocabolario, magari parole che la gente comunemente non usa, non importa" gli rispose.
(Geoff Westley) Quando cominciai a capire l'italiano, fui io a suggerirgli di troncare alcune parole tipo "orgoglioedi-gnità".
(Franz Di Cioccio) Lucio non sapeva suonare il pianoforte ma lo suonava per cercare di capire come potesse scaturirne una musica. Era curioso. Per lui fare una canzone era come costruire una casa o dipingere un quadro.

Secondo voi si ispirava anche ad altri autori, magari più affermati di lui?
(Gaetano Ria) Battisti ascoltava tantissima musica di artisti stranieri che erano molto avanti a noi. Impazziva per esempio per il gruppo tedesco dei Tangerine Dream. Si isolava ascoltandoli e tentava di capire il perché gli piacessero così tanto. Un'altra volta venne da me e mi disse: "Gaetano, ho sentito un pezzo stupendo e devi capire come caspita ha fatto a farlo Peter Gabriel ! ".Gli spiegai che aveva usato un campionatore. Lui lo ordinò, se lo mise in camera e ci suonò per non so quanto tempo!
(Geoff Westley) Abbiamo registrato Una donna per amico, in campagna. Ma quando eravamo a Londra, capitò che Battisti lavorava nello Studio 1 e Peter Gabriel nello Studio 2. A volte prendevano un caffè insieme durante le pause e ognuno di loro era un grande fan dell'altro!
(Franz Di Cioccio) In Acqua azzurra, acqua chiara ci ho sentito la chitarra di Cat Stevens in Lady D'Arbanville. E a Lucio piaceva tantissimo quella roba lì. Lui non copiava, assimilava, assorbiva. Amava Otis Redding, per esempio ...
(Alberto Radius) Un giorno io, Lucio, Mario Lavezzi e Mogol andiamo a Londra per vedere, musicalmente, che aria tirava. In progetto c'era di fare un disco nuovo. Arriviamo lì nella strada più famosa per i negozi di strumenti e vediamo una vetrina con un curioso oggetto bianco che sembrava una lavatrice. Entriamo, lo provo e sentiamo dei suoni nuovi, acquosi, anche mediterranei, poco rozzi, poco inglesi ... M'informo sul prezzo e torno in albergo per chiedere le coordinate bancarie per pagarlo. Torno in negozio dopo tre giorni per prenderlo e non c'era più. L'aveva comprato lui, così mi disse il negoziante! Occhio di falco. All'aeroporto ho fatto il gesto di prenderglielo e gli ho dato allegramente del paraculo! Ci ha fatto poi due o tre cose con quell'apparecchiatura.
(Geoff Westley) In Inghilterra gli artisti italiani non sono conosciuti. Ma i musicisti che hanno lavorato per me si impegnano sempre tanto, chiunque sia l'artista. Se no li mando a casa. E' importante fare il lavoro più bello possibile.
Questa operazione di restyling a vent'anni dalla morte di Battisti, come la state vivendo? Pensate che sia un modo per farlo conoscere alle nuove generazioni, ora che oltretutto è tornato di moda il vinile?
(Alberto Radius) lo ho suonato con Battisti praticamente da quando è nato. Prima per lui, poi con la Formula 3, poi con la Nuova Formula 3. Da quarant'anni suono le sue canzoni e non ne posso più ... (ironizza n.d.a.). Ma tra quarant'anni saranno sempre lì ad ascoltarlo. Penso che come me tutti abbiano Battisti nel DNA. A prescindere da questo restyling.
(Gaetano Ria) E' la melodia italiana per eccellenza. E mi sento onorato per essere qui anche solo per ricordarlo. Ho co llaborato con tanti artisti durante la mia vita, ma quello che ho provato lavorando con Battisti non lo dimenticherò mai.
(Alberto Radius) Mentre noi lavoravamo come dannati, la moglie contava i soldi: li acchiappava tutti e li metteva nei sacchi neri. Poi li metteva in salotto con scritto "dollari 5000", "franchi 100.000". Un sacchettino piccolo per il bambino piccolo. Noi prendevamo un centinaio di mila lire al giorno, più o meno.
(Franz Di Cioccio) Ma questo cosa c'entra con i master?
(Alberto Radius) Non c'entra niente ma c'entra anche questo. lo sono stato amico di Lucio fino alla fine e sono amico e voglio bene a Grazia.
Quali rapporti aveva con lei, in studio, Westley?
(Geoff Westley) Lui non mi ha mai imposto niente. Ma mi parlava di emozionalità. Per me era il secondo album che producevo e ho imparato da lui questo trasmettere emozioni. Se la musica non arrivava dentro, non contava niente. Non importava quanto fosse bravo il chitarrista che suonava mille note al minuto: meglio suonare tre note che arrivavano qui, al cuore. Una cosa devo aggiungere: mi diceva: "Molto bello Geoff questo, ma manca quel ... " e girava il dito indice senza dire cosa mancava. E io dovevo interpretare quel movimento del dito non "meglio" specificato. Veniva ogni giorno in studio verso le quattro e sentivamo il lavoro fatto il giorno prima. Ogni tanto eravamo in disaccordo ma non c'erano mai tensioni o difficoltà. Solo uno scambio d'idee.
Non avete mai litigato?
(Geoff Westley) Una cosa molto intelligente che diceva era: "Non c'è bisogno di litigare, se ognuno ha un approccio col cuore tutto aperto la soluzione diventa ovvia a tutti. Il problema si pone solo se uno prende una posizione e si arrocca. Con Lucio non ci sono mai stati problemi. Altri progetti creativi mi hanno dato filo da torcere. Quando ho iniziato ad arrangiare Una donna per amico - dicevo prima - volevo fare un ottimo lavoro per un artista che poteva anche essere un emergente. Abbiamo lavorato quasi due mesi, poi quando è arrivato il momento di fare i cori ci siamo resi conto che non potevamo utilizzare coristi inglesi. Allora ho pensato ad un autore di madre italiana che suonava chitarra acustica e che parlava l'italiano molto bene pur vivendo a Londra: Frank Masker. E Lucio ha accettato. Poi Frank durante un viaggio in macchina mi ha detto della fama di Battisti. Ebbene, in due mesi di collaborazione Lucio non mi aveva mai fatto capire quanto fosse affermato, e penso che la sua grandezza sia proprio in questa modestia.
E fuori dallo studio vi frequentavate?
(Geoff Westley) A Londra Lucio aveva un appartamento insieme alla moglie. Veniva in sala il pomeriggio ma alle  sette scappava da lei nonostante i nostri inviti a cena. Un pomeriggio di grande pioggia e vento, lui che non era un grande autista, è rimasto a dormire in questo studio residenziale. Abbiamo cenato in una grande casa del 500 con camino acceso e a fine cena con un bicchiere in mano Lucio si è messo a raccontare la storia della sua vita, e voce e chitarra acustica, ha fatto per noi un concerto con le sue canzoni più belle. Non immaginavo neanche che sapeva suonare la chitarra e invece era bravissimo!
(Alberto Radius) Lucio non sapeva suonare la chitarra, ma aveva il senso della chitarra.
(Franz Di Cioccio) La chiave di diversità di Lucio era che suonando per ore ogni sera in club come il Santa Tecla, aveva assimilato tanta musica, e questo gli ha dato un bagaglio culturale notevole. In sala di registrazione la sensazione era quella di trovarsi a fare le prove per una serata, tutti intorno a lui in posizione strategica affinché potesse vedere e dirigere tutti i musicisti. Su un brano come Dio mio no, sette minuti senza respiro, Lucio è stato capace di incidere una chitarra ritmica da paura mentre intonava la melodia e ci guidava a gesti.
(Gaetano Ria) Ricordo che una volta Lucio attuò una fuga dagli studi dove si stava registrando per assistere a una rassegna cinematografica dedicata a Totò. Malgrado questo era un grande professionista.

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