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RARO - MENSILE DI COLLEZIONISMO E CULTURA MUSICALE del 15-01-1991

Alberto Radius
Ovvero la “Formula del successo”
* Gian Marco Carossino *

Alberto Radius lo conosciamo nella FORMULA 3, IL VOLO, QUELLI, nei dischi più belli di Lucio Battisti, come autore, session-man, produttore e ... fino agli odierni CANTAUTORES.

Romano di nascita, muove i primi passi nell’ambiente musicale come chitarrista professionista in un gruppo, i WHITE BOOSTER, che sul finire degli anni ’50 si esibiva nelle sale da ballo. Passa poi due anni con l’orchestra di Mario Perrone. Finito il servizio militare gira per i night di mezza Italia con il gruppo I CAMPANINO.
Siamo nel 1965 quando le note distorte di Keith Richards in "Satisfaction" aprono nuovi spazi ai suoni della chitarra, segnando l’inizio di una nuova era nella storia del rock.
Alberto da Roma si sposta a Milano, dove suona per un certo periodo con un gruppo inglese, tali SIMON & PENNIES, fino a quando viene chiamato dai QUELLI a sostituire Franco Mussida, partito per il servizio militare.
Iniziano qui le prime tracce su vinile di Alberto Radius. Incide infatti alcuni singoli con questo gruppo da cui poi, come tutti sanno, nacque la futura PREMIATA FORNERIA MARCONI.
Questa esperienza definisce il suo stile chitarristico. Si senta a questo proposito il fine lavoro di chitarre nel brano "Nuvole gialle", in cui è già netto il suo personale modo di suonare.
Rientrato ‘Francone’, Radius esce dai QUELLI, e dall’incontro con il batterista Toni Cicco e il tastierista Gabriele Lorenzi nasce la FORMULA 3.
Decisivo a questo punto è per Radius l’incontro o meglio, in quanto già si erano conosciuti a Roma, il reincontro con Lucio Battisti in procinto di aprire la sua etichetta discografica, la NUMERO UNO. Furono i primi artisti scritturati per la nascente etichetta e Battisti, per il debutto discografico della FORMULA 3 nel 1969, diede loro un pezzo, "Questo folle sentimento", che li portò fino al 5° posto nella hit parade. Nel 1970, prodotto da Lucio Battisti, esce il loro primo album "Dies Irae".
Il sound della FORMULA 3 è chiaramente improntato sulla chitarra di Alberto Radius che in questo disco ha modo di esprimere fino in fondo il suo particolare stile.
Il brano che dà il titolo all’album è una rivisitazione in chiave decisamente personale del "Dies Irae" classico, e mette in luce le rispettive qualità dei musicisti, riflettendo direttamente la loro esperienza live fatta soprattutto di lunghe improvvisazioni.
La conferma di questa tendenza, che sarà poi sempre una loro caratteristica, la ritroviamo nella lunga coda strumentale del brano "Sole giallo, sole nero", pubblicato anche su singolo in versione ridotta, dove l’aggressivo assolo del tastierista Lorenzi è ottimamente supportato dal lavoro chitarristico di Radius. La dimensione live è data inoltre dal ‘solo’ di batteria che chiude il pezzo.
Proprio questa canzone, scritta da Lucio Battisti, definisce chiaramente i canoni entro i quali si muove il gruppo: da una parte la matrice rock, che si rivela soprattutto nei momenti in cui riescono a esprimere meglio le loro notevoli capacità tecniche, dall’altra la matrice canzonettistica che si evidenzia nella scelta di brani commerciali, anche se arrangiati sempre con un certo gusto e in maniera molto personale.
Il secondo album, pubblicato nel 1971, intitolato semplicemente “Formula 3”, mostra ancor più evidente l’influenza di Battisti, che oltre a curare la produzione firma anche tutti i brani insieme a Mogol.
A cavallo tra i due album troviamo alcuni singoli di successo come “Io ritorno solo”, che arriva fino al 3° posto nella hit parade, “La folle corsa”, un brano molto bello con cui nel 1971 partecipano al Festival di Sanremo in coppia con Little Tony ma che non ha lo stesso successo di vendita dei precedenti, e infine il singolo “Eppur mi son scordato di te”, che precede di poco l’uscita di questa raccolta di canzoni di Battisti.
Anche questo singolo sale rapidamente in classifica conquistando il 2° posto e portando a buone vendite anche l’album. Sul lato B compare “Nessuno nessuno”, brano che ha un respiro molto più ampio nella versione pubblicata sull’album. Il sodalizio artistico della FORMULA 3 con Lucio Battisti li vede impegnati non solo nella veste di musicisti di sala, nella realizzazione dei suoi dischi, insieme ad altri artisti della NUMERO UNO (PFM), ma anche nel costituire il gruppo che lo accompagna dal vivo nelle sue due uniche tournée.
Alla luce di queste molteplici esperienze, Alberto Radius decide di pubblicare nell’estate del 1972 il suo primo album solo.
Il disco, concepito come jam-session, è senz’altro uno dei più significativi e musicalmente validi del periodo. Vi troviamo dentro musicisti del calibro di Demetrio Stratos, Dzivas, Capiozzo, i quali subito dopo formeranno il gruppo degli Area, Di Cioccio e Piazza della PFM, Vince Tempera, Gianni Dall’Aglio e numerosi altri.
Il risultato dell’incontro di queste personalità dà vita a un album musicalmente molto vario in cui si spazia dal rock al jazz, al blues (grande interpretazione vocale di Demetrio Stratos nel brano "To the moon I’m going"), il tutto disegnato sempre elegantemente dalla chitarra di Alberto Radius. Il disco si pone decisamente all’avanguardia per i tempi, e ha il pregio di mostrare come anche la scena musicale italiana possa a buon diritto inserirsi a livelli internazionali con un discorso personale come quello del rock made in Italy.
Ed è proprio sull’onda del giovane pop italiano che si inserisce il terzo Lp "Sognando e risognando", pubblicato anche questo nell’estate del 1972 in cui, malgrado le ancora presenti tentazioni commerciali, si respira un’aria di maggiore autonomia e maturità compositiva.
L’album, sempre prodotto da Lucio Battisti, è come al solito preceduto dall’uscita del singolo "Storia di un uomo e una donna", tipica canzone firmata Mogol-Battisti. Sul retro, sempre degli stessi autori, c’è il brano "Sognando e risognando" in versione notevolmente diversa da quella incisa sul 33.
C’è in questo disco una notevole spinta in avanti, con brani decisamente lontani dalla forma-canzone che ha fin qui caratterizzato la maggior parte dei loro lavori precedenti.
Infatti, oltre alle canzoni appena citate, troviamo due loro lunghe composizioni strutturate come suite, ricche di varie e suggestive atmosfere che ancora una volta la dicono lunga sulla loro abilità come strumentisti. Con uno di questi brani, "Aeternum", partecipano e vincono al Festival internazionale di Rio de Janeiro, imponendosi a sorpresa su artisti e gruppi sicuramente più conosciuti e famosi della FORMULA 3.
Lo sganciamento graduale da Lucio Battisti iniziato con questi ultimi lavori, si completa l’anno successivo, il 1973, con la pubblicazione dell’album "La grande casa". Per la prima volta in un loro 33 giri non è presente nessuna canzone di Lucio Battisti. Tutte le musiche sono infatti della FORMULA 3, e Mogol oltre a scrivere i testi cura anche la produzione.
Si conclude così il lungo legame artistico della FORMULA 3 con Lucio Battisti, legame che, nel bene e nel male, ha dato una impronta caratteristica ai lavori del gruppo. Battisti è un mito della canzone italiana, può piacere o non piacere, ma non si può negare la sua importanza o non riconoscere i suoi meriti per aver scritto un capitolo a sé state della cultura musicale italiana.
A lui senz’altro la FORMULA 3 deve i successi di vendita e la notorietà, traguardi difficili da raggiungere in Italia per un gruppo.
Per contro, l’altro lato della medaglia è costituito proprio da questo aspetto ‘canzonettistico’ della FORMULA 3 per cui, musicalmente, sono sempre stati ingiustamente sottovalutati da quella parte di pubblico più esigente e preparato, che si aspettava da loro la continuazione del discorso iniziato con "Dies Irae", ma che proprio l’influenza di Battisti ha in certo qual modo frenato, condizionando le spinte innovative del gruppo e le scelte musicali indirizzate a creare un loro repertorio più autonomo e personale.
"La grande casa", nonostante i momenti più commerciali ricordino ancora i lavori con Lucio Battisti, è un album molto particolare, intimista, dalle sonorità in delicato equilibrio tra l’acustico e l’elettrico. Da questo lavoro, che chiude il capitolo FORMULA 3, vengono tratti ben due 45 giri, "La ciliegia non è di plastica" / "Cara Giovanna" e "Rapsodia di Radius" / "Bambina sbagliata", che però non ottengono lo stesso successo commerciale dei singoli precedenti.
Lo stesso album non registra grandi vendite e passa abbastanza inosservato pur essendo un prodotto musicalmente molto curato.
Questo, più una stanchezza all’interno del gruppo e il bisogno di situazioni musicali più ampie e soddisfacenti, soprattutto per Alberto Radius, porta il gruppo allo scioglimento.
Toni Cicco intraprende la carriera solista e sotto lo pseudonimo di Cico incide, negli anni che vanno dallo scioglimento della FORMULA 3 ad oggi, svariati Lp con i quali in alcuni casi riscuote anche un certo consenso a livello di vendite.
Radius e Lorenzi, insieme a Mario Lavezzi, ex Flora Fauna e Cemento alla chitarra, Gianni Dall’Aglio, ex Ribelli e session-man alla batteria, Bob Callero, ex Osage Tribe e Duello Madre al basso e Vince Tempera, noto compositore, arrangiatore e session-man al piano, danno vita al super gruppo IL VOLO. Loro intento è di elaborare, staccandosi decisamente dai modelli stranieri, una musica che parta dalla tradizione melodica italiana e riesca a fondere le molteplici esperienze dei componenti e le loro differenti estrazioni musicali.
Per far ciò e raggiungere l’amalgama necessario si ritirano in campagna al Mulino, lo studio di registrazione di Mogol, dove già la FORMULA 3 aveva registrato "La grande casa".
Il risultato del loro lavoro si concretizza con la pubblicazione, sempre per la NUMERO UNO, dell’Lp "Il Volo", i cui testi e la produzione sono del solito Mogol
Dal punto di vista musicale il disco è il logico proseguimento dell’ultimo Lp della FORMULA 3. C’è infatti la stessa cura per i suoni e gli arrangiamenti, una certa atmosfera rilassata e, pregio principale, l’equilibrio tra le varie personalità, che si muovono all’interno più alla ricerca di una coralità degli elementi che non di spazi personali, vetrina per l’estro e il virtuosismo dei singoli, cosa che invece molti si aspettavano soprattutto da personaggi di spicco quali Radius e Tempera.
Le parti strumentali sono infatti volutamente contenute per dare maggior risalto e far da contrappunto alle linee del canto, riuscendo in questo modo, anche attraverso i testi di Mogol che ha lavorato in simbiosi con il gruppo, a conferire al loro album una piacevole unità stilistica.
IL VOLO si fa apprezzare dal vivo partecipando nel giugno del 1974 al Rock Festival di Villa Borghese a Roma, nella tournée insieme agli AREA per "Re nudo", dimostrando di avere ormai raggiunto un’intesa ed un affiatamento notevoli.
Un anno dopo, nel 1975, esce prodotto da Mogol per la NUMERO UNO il loro secondo e anche ultimo album "Essere o non essere".
Il disco, registrato come il precedente nello studio ’Il Mulino’, è quasi esclusivamente strumentale, ed è probabilmente una risposta a quanti li hanno accusati di essere eccessivamente commerciali e di produrre canzoni che ruotano sempre nell’orbita di Mogol-Battisti.
I brani lasciano ampi spazi di espressione ai musicisti i quali, senza mai strafare, creano degli interessanti intrecci sonori su cui si muove costate la ricerca melodica che aveva caratterizzato il loro primo album.
Nonostante la validità di questo ultimo lavoro, il disco non ha un sufficiente riscontro a livello di vendite e anche le serate, che il gruppo continua a fare numerose, non riescono a garantire una adeguata autonomia economica ai componenti, così che, loro malgrado sono costretti a sciogliersi e a intraprendere ognuno strade separate.
Per chiudere il capitolo IL VOLO c’è da segnalare che il gruppo partecipa alla realizzazione, curando anche gli arrangiamenti, dell’Lp di Fausto Leali "Amore dolce, amore amaro, amore mio" pubblicato dalla CBS nel 1975.
Nel 1976 Alberto Radius inizia l’attività solista con la pubblicazione per la CBS del 33 "Che cosa sei", primo Lp del suo nuovo corso, che segna uno spartiacque tra la sua precedente produzione e quella a seguire.
Con questo cambio di direzione Radius da un lato perderà il seguito di coloro che lo conoscono per la sua militanza come autore di splendidi lavori di chitarra nella FORMULA 3 e ne IL VOLO, dall’altra acquisterà un nuovo e diverso tipo di pubblico, e cioè quel pubblico che conosce Radius solamente come l’autore di canzoni un po’ commerciali come "Nel ghetto" o "Che cosa sei".
Produrrà infatti d’ora in poi album che contengono per lo più brani dalla chiara impronta commerciale in cui però non viene mai meno la sua abituale cura per i suoni e per gli arrangiamenti particolari, dischi in cui, accanto a canzoni facili o banali troviamo anche pezzi musicalmente interessanti e composizioni di pregevole fattura strumentale. Nel 1977 pubblica per la CGD l’album "Carta straccia", da cui viene tratto il singolo "Nel ghetto" / "Pensami".
In questo periodo intensifica la sua attività di session-man, e nel 1978 apre una propria sala di registrazione, lo Studio Radius, in cui registra tutti i suoi successivi album: "America good bye" nel 1979, "Leggende" nel 1981, "Gente di Dublino" nel 1982, ed infine "Elena e il gatto", l’ultimo pubblicato come solista per la Panarecord nel 1985.
Il suo nome in tutti questi anni è presente spesso nei dischi altrui, non solo nella già nota veste di session-man, ma anche in quella di autore (compone per Loredana Bertè: "Folle città", "Prima o poi", "Bongo Bongo") e di produttore (si veda in particolare l’album di Colombo-Harris "Astrolympix" uscito nel 1980 per l’etichetta Ciao -CIA 1005- per cui compone anche, insieme a Bernardo Lanzetti, il brano "Keep movin’"). Con Roberto Colombo, dietro lo pseudonimo di Freddy the Flying Dutchman, produce l’ironica operazione commerciale di "Woytyla disco dance" e, in un secondo tempo, il brano "D.J." (Polydor 2060 216) nel 1980, successivo tentativo dello stesso carattere.
Infine nel 1988 Radius, dopo anni di lavoro e collaborazioni con numerosi artisti della scena musicale italiana, con Bernardo Lanzetti, ex Acqua Fragile ed ex PFM, insieme ad affermati session-men mette in piedi il gruppo dei CANTAUTORES. Con questa formazione partecipa a una serie di trasmissioni televisive di successo basate sul revival come ’Venti anni dopo’, ’Una rotonda sul mare’, ’C’era una volta il Festival’, in cui costituivano il gruppo che accompagnava i vari cantanti di turno.
A loro nome pubblicano nel 1988 l’album omonimo e il successivo "La terra siamo noi", del 1989, albums in cui, oltre ad alcuni brani originali troviamo cover di brani degli anni ’60 e ’70. A conclusione di questa "Radius-grafia" non ci resta che citare il nuovo disco della ricostituita FORMULA 3 "1990" in cui possiamo riascoltare alcuni dei pezzi più belli del gruppo in una nuova veste e con diversi arrangiamenti.
Per l’occasione la BMG Ariola ha ripubblicato l’intera discografia del gruppo anche in CD e, come già anticipatoci dallo stesso Radius nell’intervista precedentemente pubblicata, la reunion è stata celebrata con un concerto tenuto alla fine di marzo al Classico di Roma.
Sia il disco che il video del concerto testimoniano come grinta, entusiasmo e professionalità non siano venuti meno, e con questa reunion la FORMULA 3 promette per il futuro altre gradite sorprese per tutti i loro fans.

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